Tra i miei ricordi non ci sei tu... ossessione

 



Le luci dell'appartamento erano accese da qualche ora, l'uomo era certo che Elisa fosse in casa, ma non riusciva a capire se fosse con la sua amica o fosse sola, solitamente Elisa rientra prima e dopo circa un'ora arriva l'altra ragazza. Quella sera lì qualcosa lo aveva distratto, non riusciva a sopportarlo, doveva stare più attento, se solo spostassero quella tenda avrebbe visto meglio la sua splendida musa. Poteva andare a trovarla con una scusa, poteva inventarsi fattorino, poteva far finta di aver sbagliato portone, ma no, così non provava gusto, gli piaceva osservarla da lontano, gli piaceva studiarla, il suo era un amore segreto, aveva paura di essere scoperto, non per paura di un rifiuto, ma perché il gusto del proibito lo faceva entrare in estasi. Qualcosa gli frullava in testa, aveva deciso che lei doveva essere sua e non avrebbe mai permesso a nessuno di farle alcun male, e nemmeno lui gliene avrebbe fatto, ma tutto a suo tempo. Non era il momento adatto, era ancora troppo presto per farsi riconoscere, si ripeteva sempre che la madre sarebbe stata felice nel vederlo con una donna come lei, d'altronde le assomigliava, stessa espressione e stessi modi di fare, il suo sorriso avrebbe illuminato una strada buia dal suo splendore.

Alle venti circa le luci dell'appartamento si spensero e si accesero quelle del piano, si vedevano due sagome scendere le scale dalla finestra che si affacciava alla strada, dopo qualche minuto la vide. Il suo cuore iniziò a battere forte, in mezzo ai pantaloni sentiva un certo gonfiore, cercò di calmarsi. Questo era l'effetto che gli provocava appena vedeva Elisa, eccitamento puro, doveva sfogarsi in qualche modo, ma in quel momento non poteva farlo, doveva continuare a seguire i passi della donna. Non era sola, era insieme alla sua amica, si bella anche quella, ma Elisa era un angelo caduto. Il suo abitino metteva in risalto le sue curve, era proporzionata alla sua altezza, non era tanto alta, ma le sue gambe erano perfette, una modella alta un metro e ottanta poteva solo portarle invidia per la loro perfezione.


Riflessione:

Hai mai osservato qualcosa o qualcuno da lontano, lasciandoti trasportare da una curiosità che rasenta l'ossessione? Ci sono momenti in cui il semplice atto di osservare sembra offrire un piacere segreto, un senso di controllo o di connessione che rimane silenziosamente unilaterale.

Ma cosa accade quando quella distanza si accorcia, quando il desiderio supera la soglia del possibile? Quanto spesso ci ritroviamo a costruire castelli di fantasia attorno a ciò che non possiamo avere, attribuendo significati e proiezioni che esistono solo nella nostra mente?

E poi c’è il gusto del proibito. Perché, a volte, il desiderio non è solo rivolto verso l’oggetto in sé, ma verso l'idea di trasgredire, di attraversare confini invisibili che definiscono ciò che è accettabile. Cosa ne pensi?

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