DA TRA I MIEI RICORDI NON CI SEI TU. ELISA ASPETTA BRUNO



L'appartamento di Bruno era grande e accogliente, con tutto al suo posto, proprio come lui. Le pareti erano dipinte di colori chiari, e la luce che entrava dalla grande finestra del soggiorno illuminava tutto l'ambiente. Il divano grigio nel salotto era comodo, e una biblioteca piena di libri, dai testi di lavoro ai romanzi, occupava una parete. Una piccola lampada con luce soffusa aggiungeva un tocco rilassante all'atmosfera.

La cucina era moderna e ben organizzata, con elettrodomestici nuovi e superfici splendenti. Elisa stava sistemando la tavola, distraendosi un po’ mentre preparava la cena con quello che aveva trovato in frigo. Si sentiva finalmente al sicuro lì, lontana dai suoi pensieri negativi, e ancora più vicina al suo Bruno. Cucinare per lui era un modo per ringraziarlo per tutto quello che stava facendo per lei, era il minimo che potesse fare, non le dava peso, anzi era felice di farlo.

Tommy, le aveva fatto compagnia tutto il tempo, seguendola ovunque andasse. Non l’aveva lasciata sola nemmeno per un momento e sembrava felice di averla lì. Scodinzolava con energia e ogni tanto si avvicinava per farsi accarezzare o per giocare con la sua pallina da tennis preferita. Elisa si divertiva a tirargliela e guardarlo tornare tutto felice.

Prima di tornare in cucina, Elisa decise di dare un’occhiata allo studio di Bruno, che ormai era diventato la sua camera da letto. La stanza era semplice e ordinata, con solo il necessario: un letto, un comodino e una scrivania. Sul comodino notò una foto di Lucia, sorridente. Elisa si commosse nel vederla e, dopo un momento di riflessione, ripose delicatamente la foto al suo posto. Poi tornò in cucina, non voleva invadere il suo spazio più del dovuto.

Le ore erano passate velocemente; non aveva nemmeno acceso la TV, per evitare di ascoltare le brutte notizie che circolavano in quei giorni bui. Il giorno dopo avrebbe dovuto conseguire la laurea, e non poteva permettersi di avere pensieri negativi. Doveva liberare la mente, e quella era la sua occasione.

Improvvisamente, il telefono squillò. Corse a prenderlo, si trovava sul davanzale della cucina. Un sorriso illuminò il suo viso, ma quel sorriso svanì all'improvviso: era sua madre.

''Mamma!' 'rispose con finto entusiasmo e sorpresa. ''Come stai? È successo qualcosa?''

''Ciao, Elisa,'' una voce timida e imbarazzata rispose dall'altra parte del telefono. ''No, no, tranquilla, io sto bene... diciamo... beh, qualcosa c'è!''

''Dimmi, mamma, cosa ti serve? Ho da fare, sono stanca, e domani terminerò il mio percorso con l'università, finalmente.''

Elisa sperava che sua madre, la donna che l'aveva cresciuta, fosse felice per lei, e invece...

''Ah sì, la laurea... auguri!'' le disse con un tono indifferente. ''Senti, sono andata dal medico e mi ha prescritto una visita urgente in ospedale, sai com'è, la dovrei fare per l'anno prossimo, ma è urgente e dovrò farla privatamente.''

La madre di Elisa le riferì il tutto senza emozione. Elisa le chiese di che visita si trattasse e quanti soldi le servissero. Ormai la chiamava solo per quello... i soldi. Aveva prosciugato il marito con i suoi vizi, e il padre ormai era assente in tutto. Si era rassegnato, passava il tempo al bar a ubriacarsi e tornava tardi la sera, o almeno, questo era quello che sua madre le aveva detto tempo addietro.

''Devo fare degli accertamenti... insomma, il medico vuole verificare se ho qualcosa allo stomaco. Ho perso tanto sangue e sono svenuta,'' mentì.

''Mamma! Perché non mi hai chiamata? Dovevi andare al pronto soccorso, non dal medico! Ti avrebbero fatto tutti gli accertamenti immediatamente. Come stai ora? Ti chiamo un'ambulanza?''

La madre di Elisa non sapeva come rispondere, e cambiò tono. ''Che figlia ingrata! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te, mi tratti così?''

''Mamma, cosa ti prende? Ti ho solo detto cosa dovresti fare!''

''Basta! Non vuoi darmi i soldi, vero? Non te ne importa nulla di come sto, va bene, farò da sola. Addio.''

Elisa non ebbe nemmeno il tempo di rispondere: sua madre le chiuse il telefono in faccia. Capì subito che stava cercando una scusa per ottenere soldi da lei. Sapeva che se davvero avesse perso tanto sangue e fosse svenuta, non avrebbe avuto il tempo di andare dal medico e poi fare una telefonata così tranquilla. Inoltre, dal tono della voce si capiva che stava bene. Ma ciò che la rattristava di più era il totale menefreghismo nei suoi confronti. Non le aveva nemmeno chiesto come stesse, nonostante le avesse confidato i suoi timori riguardo agli omicidi in città. Sua madre l'aveva completamente ignorata, rendendo ridicola la sua richiesta di aiuto.

RIFLESSIONE:

A volte, ci rifugiamo nei luoghi e nelle persone che ci fanno sentire protetti, lontani da quelle ferite che nemmeno il tempo sembra guarire. È incredibile come una casa possa trasformarsi in un rifugio e come un amore sincero possa avvolgerci come una coperta in una notte fredda.
Eppure, non tutte le relazioni sono fatte di calore. Alcuni legami, quelli che per natura dovrebbero essere i più profondi, ci fanno sentire svuotati. Quando l’amore di un genitore si riduce a pretese e interessi, come ci si può rialzare senza sentirsi spezzati?
Elisa trova protezione in chi sa ascoltarla e sostenerla, mentre combatte il peso di un legame che non le restituisce nulla, se non richieste travestite da necessità. È un contrasto potente: da un lato l’amore che costruisce, dall’altro l’indifferenza che consuma.
E voi, dove trovate rifugio quando le persone che dovrebbero amarvi vi deludono? Quanto è stato importante per voi distinguere chi merita il vostro cuore da chi cerca solo di approfittarne?
 

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