Da TRA I MIEI RICORDI NON CI SEI TU



L'uomo aveva ancora la sensazione di avere addosso la pelle di Serena e la voce di Valeria gli risuonava nelle sue orecchie,canticchiava i loro nomi, la sua voce rimbombava all'interno della sua stanza vuota e fredda. Aveva pochi oggetti, la sua casa era triste e semi vuota, forse l'unico locale ben arredato era la cucina, ci teneva a tenerla in ordine e pulita, quando Elisa sarebbe entrata sarebbe stata orgogliosa di lui, era un bravo cuoco, sua madre gli aveva insegnato a cucinare varie ricette tipiche del suo paese e non vedeva l'ora di preparare qualcosa per lei. Abitava in una periferia, non gli piaceva il rumore della città,era un tipo solitario, aveva scelto una casa indipendente e con pochissime abitazioni nei dintorni in modo tale da non essere sotto la bocca del vicinato, non dava confidenza a nessuno, salvo Marco, un signore di una certà età che aveva problemi di vista, col tempo sarebbe diventato cieco e lui questo lo sapeva. Quando si era trasferito, quel gentile signore, Marco, gli si era avvicinato chiedendogli da dove provenisse e che se non conosceva la zona gli avrebbe dato lui le informazioni utili per potersi muovere, era un uomo solo e si notava che aveva bisogno di qualcuno che gli desse una mano di tanto in tanto. Col tempo presero confidenza e qualche volta, Carlo, così aveva deciso di farsi chiamare, gli faceva la spesa e lo accompagnava a fare le visite mediche, visto che non aveva nessuno che poteva farlo. Gli piaceva l'idea che potesse ricordargli il padre che a malapena ricordava, voleva in qualche modo ricordare un viso per associarlo a quello di suo padre, gli mancava suo padre, o meglio, gli mancava l'idea di aver avuto un padre.

RIFLESSIONI:

In un mondo che corre veloce, molte persone si ritrovano a vivere in solitudine. Alcuni lo scelgono, altri lo subiscono. Ma quante volte ci accorgiamo che, dietro a questa solitudine, si nascondono i desideri più profondi di connessione? Una casa vuota, un vicinato che non sa nulla di te, eppure, in mezzo a tutto questo, un incontro può cambiare qualcosa.
È curioso come a volte siamo più disposti a prestare attenzione a chi ha bisogno di noi che a noi stessi. Un piccolo gesto, come fare la spesa per qualcuno o accompagnarlo a una visita medica, può diventare l'inizio di un legame che non ci aspettavamo, ma che ci fa sentire meno soli. Quante volte, nella nostra vita, un incontro casuale ha colmato un vuoto che non sapevamo nemmeno di avere?
A volte, quello che ci manca davvero non è una persona specifica, ma la sensazione di essere visti e di essere utili, di avere qualcuno da accudire o con cui condividere qualcosa di più profondo. Ma quanto è facile perdersi nella frenesia della vita quotidiana e dimenticarsi dell’importanza dei piccoli gesti? Quanti di noi si sono mai fermati a riflettere sulla solitudine degli altri, o sulla propria?
E voi, avete mai fatto qualcosa per qualcuno senza aspettarvi nulla in cambio, solo per il piacere di essere presenti, per sentire che c'era un legame che andava oltre le parole? Come vi fa sentire l’idea di costruire una connessione attraverso gesti semplici ma significativi? Raccontatemi le vostre esperienze nei commenti.



 

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